domenica, aprile 04, 2010


Mine Vaganti

"Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre."
Da questo assunto parto per raccontarvi di Mine Vaganti, l'ultima opera di Ferzan Ozpetek, il registro muta e forse se ne sentiva il bisogno. L'autore turco decide di ambientare questa commedia familiar-sentimentale nel Salento, vi colloca una famiglia possidente uno dei pastifici più noti del salento. Attorno a questa pasta filante vi sono le esistenze della famiglia Cantone. Questa fortuna nasce da un desiderio realizzato e da uno sempre represso della mater familiae, il primo quello di dare forma al talento manuale della stessa ed il secondo quello dell'amore di questa nei confronti di suo cognato. Attorno a questa donna, a questa mina vagante, si raccolgono figli, sorelle, nipoti..di questi ultimi i due maschi nelle intenzioni del padre sono deputati a prendere le redini dell'impresa.Il ritorno a casa del minore (Scamarcio) sarà la tessera del domino che scatenerà gli eventi, in un turbillon di bigottismo, passati da nascondere altrimenti la "gente chissà cosa può andare a pensare". Ozpetek coglie l'obiettivo, prosegue nel suo percorso descrittivo su come i rapporti possano essere minati dall'emergere di segreti e bugie, si dimostra innamoratissimo delle cucine e sale da pranzo e quasi in un rimando Buenelliano (Il fascino discreto della Borghesia) ci dimostra come l'uomo possa essere realmente e pienamente se stesso a tavola. Il film è bellissimo, i protagonisti sono brillanti (Fantastichini è enorme), la colonna sonora piacevolissima accompgna e si distende naturalmente lungo le immagini che rimandano una lecce assolutamente meravigliosa, colta in una luce capace di rapirmi e farmi provare un senso di nostalgia che forse è sempre sopito. Un film da vedere, al momento la mia miglior pellicola del 2010.

Saluti

domenica, ottobre 18, 2009


Whatever Works- Basta che funzioni
di Woody Allen

La cosa da premettere, in modo da poter scacciare via qualsiasi pulsionie degli afficionados alleniani è che si, è tornato a New York! No, il bianco e nero non è la gradazione scelta per raccontare questa staria e quindi Manhattan è un'altra cosa, così come altri colpi sparati dall'ebreo più caustico del cinema. Detto questo, Whatever Works non è un punto minore della cinematografia di Allen ed al contempo alle volte rischia il dejavu . La storia di Boris Yelnikoff, fisico una volta di fama mondiale ed ormai ben avviato verso l'autunno della vita, è quella di un uomo in lotta con il mondo intero, compreso se stesso...il suo primo tentativo di suicidio - non andato a "buon" fine - è stata la causa della fine del suo matrimonio. La sua vita scorre attraverso elugubrazioni su tutto e tutti con compagni con i quali ama battibeccare e giungere a pronunciare sempre l'ultima parola. Un microcosmo che barcolla quando giunge, di notte, la variabile che scombina tutto il quadro ed ha le fattezze di Melody, una giovane miss di provincia a cui alla fine da un tetto per la notte, una notte che durerà per mesi e fra lezioni di vita, appunti sui cliché e passeggiate da cui la giovane coglie il bene ed il male del suo logorroico ed anziano coinquilino. Come è nell'ordine delle cose lei si invaghisce di lui, si sposano per giunta...poi...arriva la madre di Melody, che da repressa donna di provincia muta in una fotografica e famelica avventrice di sesso con più uomini! Tutto finito? Neanche per sogno...le sorprese proseguono sul fil rouge che secondo Boris fa in modo che i rapporti umani durino, essere consapevoli che dopo tutto la vera vittoria è che nei rapporti bisogna trovare quel quid che faccia in modo che questo funzioni.

domenica, settembre 20, 2009


L'era Glaciale 3 - L'alba dei dinosauri

Film che attendevo, forse semplicemente perchè in fondo ognuno di noi ha bisogno - di tanto in tanto - di farsi cullare dal cinema in modo fanciullesco...un ritorno al passato in salsa 3D.
Abbiamo lasciato i nostri amici al prossimarsi del disgelo....li ritroviamo chi prossimo a diventare ansioso genitore (Manny), chi sente il peso di una vita troppo consona ad animali domestici (Diego) ed un bradipo (Sid) che maldestramente cerca di industriarsi da genitore di 3 uova che, scoprirà poi, apparterranno ad un T-Rex femmina...gli sceneggiatori si sono permessi di stravolgere la storia dell'umanità, pare che visti i risultati di botteghino nessuno se ne premurerà poi troppo.

Il film è divertente, anche se forse in certi punti lentino, forse l'eccessiva ricerca di colpi di scena ha fatto arrancare, così come il buon Diego, la serie...nonostante tutto questo dal cilindro i maghi della Blue Sky hanno estratto un personaggio assolutamente fantastico: Buck! Un furetto completamente fuori di testa con il coraggio di un Tarzan in 3D.

Non è ancora certo se vi sarà un quarto episodio e, forse, sarebbe meglio terminare...ma il finale aperto la dice lunga sulle volontà dei "conta soldi" degli studios...

Ah dimenticavo...Scrat ha trovato compagna...galeotta fu la sua adorata ghianda, mela del peccato che non si può spartire....con nessuna Scrattina di questo o quell'altro mondo.

Saluti

sabato, marzo 21, 2009


Gran Torino

Walt Kovalski, reduce di guerra con tanto di medaglia, operaio Ford in pensione, si erge nella chiesa durante l'elogio funebre dell'adorata moglie. Viso scavato da lavoro, fatica, sofferenza ed orrore. Nulla sembra essergli di conforto, men che meno figli e nipoti, che gli risultano dei perfetti estranei che per di più guidano un'auto giapponese! Mastica amaro dinanzi alle parole del giovane curato che ad ogni costo vorrebbe confessarlo, ultimo desiderio della moglie ma non il suo primo. Vive in un quartiere che ha perso ogni parvenza di genia americana, asiatici ovunque, persino affianco alla sua di casa. Una famiglia di etnia Hmong (esuli di varie nazioni asiatiche che durante la guerra in Vietnam appoggiarono gli Usa e furono perseguitati) sono i suoi nuovi vicini. La sua vita è fatta della compagnia dell'adorato cane, bevute di birra in veranda e la pulizia maniacale del prato e della sua Gran Torino! Il simbolo di una potenza economica ormai cancellata da avventurose scaltate economiche, una macchina che è un simbolo.
La vita gli cambia, all'improvviso, quando fanno capolino Tao (che prima cerca di rubargli l'auto e poi gli viene offerto come aiutante tuttofare) e sua sorella. Il vecchio e malandato Walt lo salva dalle grinfie di uan gang, lo istruisce alla vita...piano piano e quasi inconsapevolmente "i diversi" diventano i suoi amici più cari. Lo sciamano di famiglia "lo legge" e Walt non sa resistere dinanzi al fatto che a quel matto tutto sembra limpido, chiaro, le parole lo attraversano e scavano nel profono, nei dolori fagocitati e nella memoria di una guerra. Clint non smette mai di stupirci, ci regala un film assolutamente imperdibile, fatto con poco spreco di denaro e dose massiccia di quelle cose che ognuno di noi dovrebbe cercare di procacciarsi in quantità, emozioni forti che sembrano pugni ben assestati alla bocca dello stomaco. Spendete due ore della vostra vita per conoscere questo vecchio residuo di un mondo che non c'è più, pur con tutti i suoi difetti, egli non vi si toglierà di mente per molto tempo.

sabato, marzo 14, 2009


The Wrestler

Tanti sono i film, nella centenaria storia della 7^ arte, che affrontano il tema dell'ascesa e della caduta...il primo che mi viene alla mente è il Toro Scatenato di Scorsese, in cui De Niro presta il suo volto al pugile Jack La Motta, mostrandone gloria e miserie in egual misura. The Wrestler ci risparmia la gloria, la lambisce lieve come un ricordo sempre più sfocato...qualcosa che fa solo male, nonostante tutti sembrino dimostrarcene il contrario! Negli anni '80 Randy "The Ram" Robinson è un mito, all'apice, tocca il successo con le dita e se ne nutre...sino a quando lentamente tutto quello che ha si riduce ad esibizioni squallide per nostalgici della lotta o sanguinolenti spettacoli in cui farsi macellare i muscoli stanchi e gonfi artificialmente. Il film è la rappresentazione stessa del lento convincimento del proprio fallimento, non nello sport - unica ragione di vita, parole di Randy, così come i suoi fans - ma nella vita! La vita che alla fine ti chiede il conto, per quanto tu possa sfuggirla alla fine essa trova te. Randy ha dei debiti da pagare e li paga tutti, ha un infarto, una figlia con la quale tenta di ricostruire qualcosa ma la delude, ancora...ha un ultimo incontro, l'ultima rappresentazione per riprendersi l'antica gloria. La storia è stata raccontata mille volte, lo si sa, non è tanto questo a rendere The Wrestler un piccolo gioiello, inannzitutto vi è un nome: Mickey Rourke! Sarà un caso se la vita di Randy sembra maledettamente simile alla parabola che Rourke ha vissuto?? Pensare che quel volto, vent'anni fa, era la rappresentazione dell'oggetto del desiderio di milioni di donne ed oggi, dopo una vita spesa e sprecata tra boxe, droga, donne, alchool e tanto altro, è bello leggere -parole sue- che oggi ha semplicemente deciso di vivere! Alle volte neppure ci rendiamo conto di quanto sia difficile, per le persone, essere felici di vivere!

domenica, marzo 08, 2009


Verso L'Eden

Costa Gavras, vecchio leone greco - autore di film impegnati quali Missing, Z- L'orgia del potere -, conosce il senso della parola emigrazione. Si serve di un personaggio come Elias (un bravo Scamarcio) per rappresentare una favola sulla tragedia degli esodi di clandestini. Molti hanno obiettato sull'opportunità di tale scelta,"dov'è andato a finire il cineasta di denuncia?" si sono chiesti...la questione è su un altro piano a mio parere. Costa Gavras sceglie, coscensiosamente di dare al suo film l'aurea di favola malinconica, non vi è happy end per il nostro Elias, che ripete ossessivamente le parole pronunciategli da un mago...parole che a lui sanno di promessa, di speranza ed illusione, ahimè! Non è mondo e non è epoca in grado di tenere fede alle promesse, questa. Nell'istante in cui Elias sceglie di buttarsi in acqua per sfuggire alle motovedette greche egli sceglie di affidarsi a se stesso, e la scena finale in cui inizia ad usare la bacchetta magica del mago ed accende la tour Eiffel per poi andargli in contro, lasciandosi alle spalle un nugolo di poliziotti, è li a dipingere il destino dell'immigrato...anche in una Francia che molto ha cercato di fare per "l'altro" sapere che ora molto è in mano a Carla Bruni per difenderne i diritti, mi lascia un attimo sbigottito...cercherò di riprendermi.

domenica, febbraio 22, 2009


Il curioso caso di Benjamin Button

David Fincher è uno dei registi migliori degli Stati Uniti, con il suo pluricandidato "Curioso caso" racconta una di quelle grandi storie che sembrano affrontare le tematiche più grandi, il tempo che passa - in questo caso al contrario - e l'amore. Da una breve racconto di F. Scott Fitzgerald ecco la storia di Benjamin Button, neonato intrappolato nel corpo e negli acciacchi di un ottantenne...affronterà il suo percorso di vita quasi come una larva che pian piano diventa una splendida farfalla, troverà la persona del suo destino subito e sarà un susseguirsi di pensieri, viaggi attorno al mondo e di auguri di buona notte dati da lontano. Un film che riflette sul tema del tempo, sul suo scorrere, nemesi di tempi tanto veloci...Benjamin cresce e si toglie di torno le rughe proprio in una casa in cui tutti hanno la sua stessa età, perlomeno così sembra, affronta la sua vita con lo sguardo pulito e senza veli, un Forrest Gump del diciannovesimo secolo, non a caso lo sceneggiatore è il medesimo? Benjamin Button è un film sull'amore assoluto, quello che forse alcuni di noi avranno provato nella propria vita, ricacciato lontano e maledetto alle volte...ma dal quale non sono mai riusciti a sfuggire, anche solo per un istante, o una notte...in cui il lui o la lei riappare e sembra che tutto sia trascorso troppo velocemente. Ecco nuovamente il tempo... Un bel film.