
Un gruppo funebre di uomini in divisa nera si muove su pattini a ritmo lento e armonioso trasportando una bara illuminata da una corona di candele, che resistono a un vento invernale gelido, lasciando dietro di sé una tenue luce che adagio si spegne nel buio all’allontanarsi degli uomini trasportatori. Già da questa ouverture, da questa immagine in movimento che si incunea nello spettatore aprendogli le porte della curiosità, si intuisce dove l’intrepido e poliedrico Baricco vuole arrivare con questo suo esordio, stravagante, barocco, filosofico, introspettivo e geniale, come le sue opere letterarie. “Lezione 21” è un film pieno di ammiccamenti in diverse zone della cultura, dalla letteratura alla filosofia, dal teatro alla musica ottocentesca, con fuochi pirotecnici che illuminano il parterre delle sinfonie e, in particolare, della strasuonata Sinfonia n. 9 di Ludwig van Beethoven. E’ questa un’opera dove il cinema è concepito come divertissment intellettuale, dove il cinema incontra la pura creazione e tramite le sue impennate incamera forme espressive tanto originali quanto esplosive, godibili agli occhi e alle orecchie, e che a sua volta negli stilemi picareschi e ottocenteschi di invenzioni concatenate le une alle altre si nutre per prendere la forma definitiva di un’opera lirica cinematografica. Divertimento, ascolto, introspezione, estroversione, connubi e tenzoni intellettuali, tutto scritto su un pentagramma dove non sono ammesse commistioni extrabarocche, ci danno un film bellissimo dove il crisma è racchiuso in un gioco di pannelli narrativi sovrapposti e piani di lettura distinti eppure integrati, vergati dalla brillante idea di Baricco di raccontare la nascita, la vita e la morte, oltre al significato, manifesto o celato, dell’inno alla gioa. Un banchetto di ideazioni e trovate che il regista apparecchia con dialoghi corposi eppure leggeri, mettendovi a sedere figure umane bizzarre, eccentriche, aliene in una location ovattata nella neve e lontana dalle città umane intervallata da flashbacks del reale che col reale si mischiano in un gioco difficile, ma chiaro, spassoso e bislacco. Infine, a rendere il barocchismo cosa piacevole sono le riflessioni filosofiche sulla vita, la bellezza, la senilità, l’anticonformismo, ricamate da opere sinfoniche che danno maestosità a un film maestoso nell’estro del suo compositore. Non si vedeva da tempo in Italia un film con questa carica creativa. Si esce dalla proiezione con un senso di pienezza.
3 commenti:
Mentre io alle 8.25 pm terminavo la mia maratona quotidiana con un' ora di spinning, il nostro amico "sodale" ci ha regalato questo suo commento.
Grazie a questo mi sono resa conto che era da tantissimo tempo che non ascoltavo piu'la musica,quella inspiegabilmente magica.
Bolivia 2007
Alessio è ormai il corrispondente principe della sezione recensione indie del blog...
La ringrazio per Blog intiresny
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