domenica, aprile 04, 2010


Mine Vaganti

"Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre."
Da questo assunto parto per raccontarvi di Mine Vaganti, l'ultima opera di Ferzan Ozpetek, il registro muta e forse se ne sentiva il bisogno. L'autore turco decide di ambientare questa commedia familiar-sentimentale nel Salento, vi colloca una famiglia possidente uno dei pastifici più noti del salento. Attorno a questa pasta filante vi sono le esistenze della famiglia Cantone. Questa fortuna nasce da un desiderio realizzato e da uno sempre represso della mater familiae, il primo quello di dare forma al talento manuale della stessa ed il secondo quello dell'amore di questa nei confronti di suo cognato. Attorno a questa donna, a questa mina vagante, si raccolgono figli, sorelle, nipoti..di questi ultimi i due maschi nelle intenzioni del padre sono deputati a prendere le redini dell'impresa.Il ritorno a casa del minore (Scamarcio) sarà la tessera del domino che scatenerà gli eventi, in un turbillon di bigottismo, passati da nascondere altrimenti la "gente chissà cosa può andare a pensare". Ozpetek coglie l'obiettivo, prosegue nel suo percorso descrittivo su come i rapporti possano essere minati dall'emergere di segreti e bugie, si dimostra innamoratissimo delle cucine e sale da pranzo e quasi in un rimando Buenelliano (Il fascino discreto della Borghesia) ci dimostra come l'uomo possa essere realmente e pienamente se stesso a tavola. Il film è bellissimo, i protagonisti sono brillanti (Fantastichini è enorme), la colonna sonora piacevolissima accompgna e si distende naturalmente lungo le immagini che rimandano una lecce assolutamente meravigliosa, colta in una luce capace di rapirmi e farmi provare un senso di nostalgia che forse è sempre sopito. Un film da vedere, al momento la mia miglior pellicola del 2010.

Saluti

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